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La Napoli solidale di una volta non esiste più!
By admin | giugno 8, 2008
Dal racconto di Pietro Gargano si capisce che la Napoli di un tempo, quella che si prestava in tutte le situazioni di difficoltà non c’è più. Leggete con attenzione questo sfogo e riflettete su tutto ciò che sta accadendo a Napoli, ma non solo, anche in Italia e nel resto del Mondo.
Il cuore di Napoli? Pulcinella è morto da tempo.
Una lettera al Mattino, i ricordi, internet che ti fa conoscere tutto e dar fastidio a tutti (non me ne voglia), a volte si viola anche la privacy; la pretesa che, se anche dai fastidio, qualcuno ti legga. Auguro all’avvocato Ciannella – caduto e non soccorso in una stazione della metropolitana – che la triste avventura si sia conclusa bene, come la mia tanti anni fa.
Avantieri. Febbraio 1967, bus della circumvesuviana. Altezza dei contenitori di benzina, dove oggi c’è lo svincolo del porto dall’autostrada Napoli-Pompei. Capitombolo, sotto. Ruote all’aria, imperiale a terra. 18 morti e 30 feriti. Gara di solidarietà. Fui trasportato, con una 600 multipla, al Loreto Mare (tutti fermi, era l’ora del cambio turno) da commercianti (i fratelli Manfredini) che erano sul luogo del disastro. Rientravano a casa dopo una giornata di lavoro.
L’umanità e la solidarietà erano più che vivi. Vennero anche dopo, in ospedale. Grazie, sempre. Altri tempi, altre sensibilità, altre disponibilità. C’era il gran cuore della vera Napoli. Riuscii a laurearmi, in ingegneria ed entrai nella scuola di un’area disastrata. Impegni assunti: nel distretto scolastico, nella scuola (comitato di valutazione, docente di corsi di recupero, nella valutazioni dei lavori Ipsia sud). Sono scappato. Anche negli esponenti della scuola entra il dna utilitaristico: si fa qualcosa se c’è tornaconto.
Ho battagliato in soccorso dell’allievo di un’area a rischio: evitare che subisse furto di ore di lezioni, che si pagassero docenti senza prestazione lavorativa (il preside abrogava ore di lezioni curriculari senza recuperarle, si disattendevano regole e leggi), evitare che si tacciassero i docenti in compagnia dei ministri e dal dirigente scolastico di essere inetti, «predicano male e razzolano peggio», firmano «formale documentazione» e via dicendo.
Per allievi e genitori di un’area a rischio, il discredito dell’autorità non è una cosa buona. Per il docente si creano le premesse del bullismo. Per i ministri, la delegittimazione. A volte il dolore morale è più forte di quello fisico, particolarmente se c’è l’indifferenza dell’istituzione. «’O pesce fète d’ ’a capa», non ti rassegni a una squallida realtà.
Avantieri e l’altro ieri si mettevano a disposizione il tempo e tutto ciò che si aveva. L’umanità, la condivisione, la solidarietà superavano tutte le remore. Il prossimo oggi è percepito comunque come colui che crea solo rogne. È meglio defilarsi, voltare la faccia. Il cuore di Napoli è finito sepolto sotto un cumulo di rifiuti o di egoistici interessi? Siamo proprio messi male.
Senza generalizzare, ma i valori sono proprio morti? Sembra proprio di sì, se ne parla molto, si opera poco e male. Ugo Finelli – POMPEI (NA) * * * Qualche anno fa parlavo con un regista napoletano dell’immagine iconografica di Napoli nel mondo. Convenimmo che la sfogliatella, il cielo azzurro, ’o sole e Pulcinella siano morti quando lui nasceva. Aveva ragione! Basta con il gran cuore di Napoli, la solidarietà, l’amore per la gente. Niente di più falso, niente, proprio niente.
La fuga dei rom dai loro accampamenti ne sono la prova. Capisco i problemi di convivenza della popolazione di Ponticelli con le comunità rom, ma dare alle fiamme gli accampamenti, mentre carovane d’apecar carichi di masserizie e un’umanità disgraziata abbandonano i campi, è un’immagine balcanica che non credevo di dovere vede qui a Napoli, ’o paese d’ ’o sole. Pulcinella è morto. O forse non è mai nato, proprio come mi diceva Antonio C., regista napoletano. Federico Torre – NAPOLI La vicenda dell’avvocato Ciannella, lasciato solo in una stazione del metrò con la gamba spaccata; l’assalto agghiacciante al campo rom di Ponticelli e i temi dei bambini del quartiere, che lo giustificano, sono colpi durissimi. E non i soli.
Questa Napoli che esce dalle cronache è una città incattività ed egoista. Ma, insisto a costo di insulti, non è la sola Napoli. Il problema è che si sta incarognendo il mondo, e con esso l’Italia: gli episodi di Roma, l’attacco al negozio del cingalese, l’aggressione al giornalista gay, le sprangate alla Sapienza, sono i segni del riemergere di una cultura fascista, (che tale resta anche se uno dei responsabili dell’aggressione di Roma si è dichiarato di sinistra) contraria a ogni diversità, che ci illudevamo di aver lasciato alle spalle.
Per giunta, non c’è più uno sfogo parlamentare, giacché sia la destra sia la sinistra radicali sono fuori. Per giunta, la prima cosa cosa che dicono i tg è «la mancanza di un movente politico». Il tempo solidale rievocato dal professore Finelli è troppo lontano e perfino la scuola si trova coinvolta nel ciclone.
PIETRO GARGANO
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Topics: Cultura | 1 Comment »

giugno 8th, 2008 at 15:49
condivido appieno l’analisi fatta. Però se certe “istituzioni” la smettessero di essere conniventi con la parte malata della città (purtroppo la maggioranza), forse le cose andrebbero meglio e non come fa il Sindaco che parla- a proposito dei temi dei bambini di ponticelli- di molotov disegnate con allegri colori da pennarello!