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	<title>Napoli: Arte, Cultura e Bellezza.</title>
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	<description>La prima guida turistica di Napoli.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 Jul 2008 17:45:59 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il Mare&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 17:20:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benvenuti]]></category>
		<category><![CDATA[il mare]]></category>

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		<description><![CDATA[


                  Ognuno di noi sa che il signore, Dio nostro, è stato generoso e misericordioso con la città di Napoli.
Per la quale ha avuto sempre un occhio di riguardo, trattandola come una figlia, una innamorata dandole i doni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                  <strong>Ognuno di noi sa che il signore</strong>, Dio nostro, è stato generoso e misericordioso con la città di Napoli.<br />
Per la quale ha avuto sempre un occhio di riguardo, trattandola come una figlia, una innamorata dandole i doni più belli.<br />
Le ha dato un cielo sempre azzurro, difficilmente turbato da nubi piangenti, le ha dato l&#8217; aria più fresca e benefica; le colline verdi con case colorate, divise da giardini sempre fioriti; il vulcano fiammeggiante ed appassionato; gli uomini più belli, buoni, innamorati; le donne piacenti, brune e virtuose; i fanciulli ricciuti, dai grandi occhi neri e intelligenti.<br />
Poi per finire le ha donato il mare, un dono saggio, profondo, caratteristico.<br />
Ogni bisogno, ogni inclinazione, ogni pensiero, ogni fantasia, trova il suo cantuccio dove si appaga, il suo piccolo mare nel grande mare.<br />
Quando il Signore concesse a noi il nostro bel golfo, la leggenda vuole che disse: &#8220;sii felice per quello che ti ho dato, e se non lo puoi, se l&#8217; incurabile dolore ti strazia l&#8217; anima, muori nelle dolci onde del mare&#8221;.</p>
<p><strong>Al passato appartiene il mare del Carmine</strong>; poco distante dalla spiaggia, vi è l&#8217; antica porta del mare che introduce sulla piazza.<br />
Sulla piazza si eleva il vecchio campanile, delle vecchie casupole tutte intorno.<br />
Il mare del Carmine è scuro, e sempre agitato e tormentato; sulla spiaggia non vi è l&#8217;ombra di un pescatore, vanno e vengono facchini che scaricano a riva, ma non si canta ne si grida.<br />
Questo è un mare molto pericoloso, esso in un temporale d&#8217; estate spazzò via uno stabilimento balneare; in un temporale di inverno allagò la Villa del Popolo.<br />
Anticamente questo mare rappresentava il porto di Parthenope, dove approdavano navi greche, romane, ma non era un porto sicuro; esso è stato testimone di avvenimenti sanguinosi e feste popolari.<br />
E&#8217; un mare storico, cupo e poetico. Sulla piazza che esso lambiva, decine e decine di volte, sono state decise le sorti del popolo napoletano.<br />
Le sue onde tempestose e malinconiche hanno dovuto mormorare per tanto tempo nomi come Corradino, Masaniello. Questo è il mare grande e triste degli antichi che sgomenta le coscienze dei moderni.</p>
<p><strong>E&#8217; pieno di gente e di vita invece il mare del Molo</strong>. Esso non è spiaggia, ma è un porto quieto e profondo, dove l &#8216;acqua è nera, dove nulla si riflette. Sulla superficie galleggiano pezzi di legno, di gomene, sorci morti.<br />
E&#8217; un porto mercantile, dove le barche si stringono l&#8217; una alla&#8217; altra, i brigantini carichi di grano, di farina, di carbone.<br />
Sul marciapiede una gru eleva nell&#8217; aria il suo unico braccio di ferro che si alza e si abbassa. Uomini neri di sole, di fatica e di fumo, vanno e vengono. A destra c&#8217;è il porto militare, lo stesso, sporco e smorto.<br />
Dapperttutto sfilano barche, zattere, imbarcazioni pesanti; le voci si chiamano, si rispondono. Il mare del Molo, è quello dei grossi negozianti, dei grossi banchieri, degli spedizionieri, dei viaggiatori d&#8217; affare che partono senza rimpianto.</p>
<p><strong>Il mare del popolo e per il popolo è invece il mare di Sana Lucia.</strong> Un mare azzurro e cupo, calmo e sicuro.<br />
Su quella riva vivono tante persone. Le donne vendono l&#8217; acqua sulfurea, i polipi cotti nell&#8217; acqua marina; gli uomini fanno le reti, pescano, fumano la pipa, guidano le barchette, cantano e dormono.<br />
Qui c&#8217;è un profumo misto di alghe, di zolfo e di spezie soffritte. Sulla riva vi sono diverse osterie che preparano le loro tavole, dove la sera si imbandiscono cene napoletane. Suonatori ambulanti di violino, di chitarra, improvvisano concerti. D&#8217; estate un vaporetto porta a Casamicciola, e i barcaioli offrono a piena voce ai viaggiatori il passaggio fino al vaporetto.<br />
Decine di stabilimenti balneari, tutti variopinti con bagnine che hanno sul capo un falzoletto rosso. Una folla borghese e provinciale assale gli stabilimenti, e salgono nell&#8217; aria canti, suoni, strilli di bambini; tutto fiammeggia ed è ricco di colori e di odori.<br />
Questo è il mare del popolo, un mare fedele, amante ed amato, con cui vive il popolo napoletano.</p>
<p><strong>A breve distanza troviamo il mare del Chiatamone</strong>, un mare grigio e desolato. Non vi è nulla di azzurro e la serenità ha qualcosa di solitario che rende triste. Le onde si frangono contro il muraglione con un rumore sordo e cupo; a sinistra si eleva sulla roccia il castello, aspro, con angoli scabrosi. Contro la sua base di scogli si lanciano piene di collera le onde, e ricadono livide e piene di rabbia.<br />
In queste acque un giovane nuotatore, vinto dalle onde, invano ha chiesto aiuto ed è morto annegato; una ragazza in una notte d&#8217; estate, disperata, dopo aver pronunciato una preghiera si è buttata in mare.<br />
Questo è il mare del Nord, con la sua immensità deserta, con i suoi fantasmi. Come dice la vecchia leggenda, è il mare che Dio ha creato per i malinconici, per gli ammalati, per i nostalgigi.</p>
<p><strong>Il mare che ride, invece, è quello di Mergellina</strong>; ride nelle calde notti d&#8217; estate, nelle vele bianche delle sue barche. Sulla riva scorre una fontana dove fanciulli e donne vengono a riempire le loro brocche.<br />
Un piccolo stabilimento balneare si congiunge alla strada attraverso una stradina, dove passano belle fanciulle vestite di bianco, con grandoi cappelli di paglia ricoperti di fiori.<br />
Qui passano le sposine attaccate al braccio dello sposo innamorato, i bimbi belli, dai volti sorridenti.<br />
Questo è il mare del ridere, dello scherzare, dell&#8217; allegria.<br />
Mergellina fatta per i giovani, per coloro che sperano e che amano, per coloro la cui vita è una ghirlanda di rose che si sfogliano e rinascono sempre vive e profunate.</p>
<p><strong>Ma il mare dove finisce tutto il dolore è il mare di Posillipo</strong>, con i suoi diversi colori e ricco di bellezze.<br />
Esso è un paradiso, è l&#8217; armonia del cielo, delle stelle, della luce, dei colori con la natura.<br />
Il mare di Posillipo rappresenta un pò tutta la vita, tutto quello che si può desiderare e volere.<br />
E&#8217; l&#8217; immagine della felicità piena, completa, per tutti i sensi. Il mare di Posillipo è il mare che Dio ha creato per i sognatori, i poeti, gli innamorati di quell&#8217; ideale che trasforma l&#8217; esistenza.</p>
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		<title>Ristorante a Pozzuoli &#8220;Il Soffione&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 12:21:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benvenuti]]></category>
		<category><![CDATA[ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[ristoranti a pozzuoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Ristorante il Soffione.
Adagiato su un dolce declivio pieno di verde e di vigneti, Il ristorante &#8220;IL SOFFIONE&#8221; domina dall&#8217;alto dell&#8217;ampia terrazza, splendidamente decorata di fiori,l&#8217;incantevole panorama del mare e del lago Fusaro, con lo spettacolo della celebre casina Vanvitelliana.
Sito in un territorio ricco di storia e di reperti archeologici, è il luogo ideale dove incontrarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ristorante il Soffione.</strong></p>
<p>Adagiato su un dolce declivio pieno di verde e di vigneti, Il ristorante &#8220;IL SOFFIONE&#8221; domina dall&#8217;alto dell&#8217;ampia terrazza, splendidamente decorata di fiori,l&#8217;incantevole panorama del mare e del lago Fusaro, con lo spettacolo della celebre casina Vanvitelliana.</p>
<p><img class="alignleft" style="float: left; margin-top: 5px; margin-bottom: 5px; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://www.napoliarteculturaebellezza.com/blog_napoli/img/ristorante/risto_ilsoffione_p.jpg" alt="Ristorante Il Soffione" width="250" height="103" />Sito in un territorio ricco di storia e di reperti archeologici, è il luogo ideale dove incontrarsi dopo una escursione ai Campi Flegrei, a Pozzuoli, o all&#8217;antro della Sibilla, per citare solo alcune delle innumerevoli meraviglie di cui è circondato.E&#8217; un ristorante dall&#8217;architettura classica e dall&#8217;ambiente raffinatissimo che può ospitare un gran numero di persone, disponendo di due grandi sale, oltre a due terrazzi coperti ed ampi spazi per eleganti buffet all&#8217;aperto.</p>
<p>Il giardino pensile ricco di piante mediterranee e la piscina con cascata a sfioro completano l’ambientazione romantica e sofisticata della struttura che offre inoltre un ampio parcheggio custodito.</p>
<p>La cucina è affidata alla professionalità di abili chefs, espertissimi nel prepararele più gustose specialità di pesce e sempre pronti a dar sfogo alla loro fantasia proponendo periodicamente nuovi piatti, sfruttando al meglio le materie prime sempre di altissima qualità.</p>
<p>Ci trovate in Via Cornelia dei Gracchi, 40<br />
80070 Bacoli (Na) &#8211; ITALY<br />
tel +39 081 868 70 86<br />
fax:+39 081 193 69 477<br />
Sito Web: <a href="http://www.ristoranteilsoffione.it/">www.ristoranteilsoffione.it</a></p>
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		<title>Virgilio Mago</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jul 2008 22:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benvenuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Virgilio veniva da lontano, probabilmente dal nord, egli era giovane e bello, ma camminava con la testa curva, mormorando certe parole che nessuno capiva. Abitava sulla sponda del mare, sul colle di Posillipo, ma passeggiava ogni giorno nelle campagne che vanno da Baia a Cuma.
Egli fù definito Mago, poichè molti furono i miracoli da lui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Virgilio</strong> veniva da lontano, probabilmente dal nord, egli era giovane e bello, ma camminava con la testa curva, mormorando certe parole che nessuno capiva. Abitava sulla sponda del mare, sul colle di Posillipo, ma passeggiava ogni giorno nelle campagne che vanno da <strong>Baia</strong> a <strong>Cuma</strong>.</p>
<p>Egli fù definito <strong>Mago</strong>, poichè molti furono i miracoli da lui compiuti. A quel tempo <strong>Parthenope</strong> era molestata da molte mosche, che si moltiplicavano sempre di più, dando fastidio agli abitanti, facendoli fuggire. <strong>Virgilio</strong> per rimediare a ciò, fece costruire una mosca d&#8217; oro e dandogli vita pronunciando delle parole magiche, essa volando di quà e di là fece morire tutte le mosche che incontrava.</p>
<p>Ancora, le molte paludi che si trovavano nella città, erano dannose, poichè i fumi che esalavano guastavano l&#8217; aria producendo febbri, pestilenze. <strong>Virgilio</strong> asciugò le paludi, dove fece sorgere giardini, case, e l&#8217; aria divenne molto pura.</p>
<p>Così giovandosi del suo potere, un giorno salì sopra una collina e chiamò ai suoi ordini i venti ed ordinò al <strong>Favonio</strong>, che soffiava caldissimo nella città, nel mese di Aprile, bruciando piante e fiori, di cambiare direzione. E così avvenne, e la flora primaverile crebbe più bella e rigogliosa.</p>
<p>Nel quartiere che noi chiamiamo <strong>Pendino</strong>, si annidava un gradissimo serpente, che aveva seminato già tante vittime tra bambini e fanciulle, e quando si cercava di catturarlo esso spariva. Così <strong>Virgilio</strong>, avvicinandosi al nascondiglio del serpente, pronunciando le sue formule magiche lo uccise.</p>
<p>Quando un morbo potente invase la razza dei cavalli, <strong>Virgilio</strong> fece fondere un cavallo di bronzo, gli trasmise il suo magico potere, e così ogni cavallo condotto a fare tre giri intorno a quello di bronzo, guariva.</p>
<p>Alcuni pescatori della spiaggia napoletana erano disperati per la scarsa pesca e così si rivolsero a <strong>Virgilio</strong>. Egli lì accontentò facendo scolpire in una grossa pietra un piccolo pesce, pronunciado delle parole magiche e mettendo la pietra in quel punto, il mare fù sempre ricco di pesci.</p>
<p><strong>Virgilio</strong>, fece mettere sulla porta di <strong>Parthenope</strong>, due teste augurali ed incantate, una che rideva e l&#8217; altra che piangeva: così chè. colui che passava sotto la porta dove la testa rideva nè traeva buon augurio per i suoi affari ed il contrario, coluti che passava sotto la testa piangente.</p>
<p><strong>Virgilio</strong> fece costruire in poche notti la grotta di <strong>Pozzuoli</strong>, per facilitare il viaggio di quella gente che veniva in città.</p>
<p>Egli fece sorgere un orto di erbe salutari per curare le ferite e tante malattie.</p>
<p>Insegnò ai giovani il gioco delle melarance e delle piastrelle.</p>
<p>Fù <strong>Virglio</strong> che di notte incantò le acque della spiaggia <strong>Platamonia</strong>  e di quella dI <strong>Pozzuoli</strong>, dando loro il potere di guarire ogni malattia; fù  <strong>Virgilio</strong> che applicando certi suoi rimedi e pronunciando gli scongiuri sanò molti ammalati; fù <strong>Virgilio</strong> che volendo salvare la compagna del suo discepolo <strong>Albino</strong>, svelò il mistero dell&#8217; <strong>Antro Cumano</strong> dove i sacerdoti ingannavano il popolo con responsi falsi prodotti da una combinazione naturale di suoni.</p>
<p><strong>Virgilio</strong> fù motlo amato, rispettato, adorato come un <strong>Dio</strong>, poichè rivolse la sua magia sempre a vantaggio dell&#8217; uomo  e della città. Non si sa nè dove e nè quando morì, ma anche lui come <strong>Parthenope</strong> non muore.</p>
<p>Il <strong>Virgilio Mago</strong> non è altro che il <strong>Virgilio</strong> poeta che con le sue lunghe passeggiate nelle campagne dei <strong>Campi Flegrei</strong>, dove fantasticava dell&#8217;<strong> Averno</strong>, acquista il suo amore profondo per la natura, per i prati verdeggianti, per i boschi oscui e silenziosi dove l&#8217; anima si calma e si assopisce nella pace.></p>
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		<title>Parthenope</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 21:29:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benvenuti]]></category>
		<category><![CDATA[Parthenope e Cimone]]></category>

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		<description><![CDATA[Cimone amava una fanciulla greca, bellissima, di nome Parthenope, che nel linguaggio greco, significa Vergine. Ella amava sedersi sopra un&#8217; altissima roccia, e fissare lo sguardo sul mare, mentre la sua anima cominciava a immergersi in un pensiero lontano ossia, oltre quel mare, esisteva l&#8217; ignoto, l&#8217; indefinibile.
In una notte d&#8217; estate, Cimone chiede a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cimone amava una fanciulla greca, bellissima, di nome Parthenope, che nel linguaggio greco, significa Vergine. Ella amava sedersi sopra un&#8217; altissima roccia, e fissare lo sguardo sul mare, mentre la sua anima cominciava a immergersi in un pensiero lontano ossia, oltre quel mare, esisteva l&#8217; ignoto, l&#8217; indefinibile.</p>
<p><img class="alignleft" style="float: left; margin: 10px;" src="http://www.napoliarteculturaebellezza.com/blog_napoli/img/sirena_parthenope.jpg" alt="" width="138" height="150" />In una notte d&#8217; estate, Cimone chiede a Parthenope di fuggire insieme, evitandole così di sposare un uomo che lei non amava, ma che faceva piacere a suo padre. Tra tante paure e timori, il dover affrontare il mare aperto, arrivare in una terra sconosciuta, senza sapere come sarebbe andata decisero di partire.</p>
<p>Quando i due amanti sbarcarono sul lido divino, un sussulto di gioia fece fremere la terra, la terra nata per amore, che senza amore è destinata a morire, a bruciare, a perire. Parthenope e Cimone portano l&#8217; amore dappertutto, stretti l&#8217; uno all&#8217; altra, portano l&#8217; amore sulle colline, dalla bellissima Poggioreale sempre fiorita alla splendita Posillipo.</p>
<p>Essi hanno chinato il volto sui crateri infiammati, paragonando la passione incandescente della natura alla loro. Nelle limpide e stellate notti d&#8217; estate, Parthenope si è distesa sulla rena del lido ed ha accarezzato i capelli del suo amato; nelle fresche giornate di primavere ha raccolto nel loro splendito giardino fiori e baci.</p>
<p>La bruna pietra dei Campi Flegrei non ha lacerato il piede di Parthenope; il mare è diventato buono ed ha cantato loro la canzone d&#8217; amore, la natura non ha avuto nessun agguato per essi. Quando loro si sono chinati ed hanno baciato la terra benedetta, quando hanno alzato lo sguardo al cielo, un palpito ha loro risposto e fra l&#8217; uomo e la natura si è affermato il profondo, l&#8217; invincibile amore che li lega.</p>
<p>Napoli, quindi la città della giovinezza, immortale, invocata da Parthenope e Cimone. Ecco che grazie al loro amore nascie una delle più belle civiltà dello spirito innamorato, della fusione tra l&#8217; amore fisico e l&#8217; armonia morale. Adesso quando Parthenope viene a sedersi sulla roccia del Monte Echia, guarda il mare, il suo pensiero va a quella regione ignota che ormai è stata raggiunta, a tutto ciò che è stato crato e che è diventato reale.</p>
<p>Parthenope vive bella e giovane da 5000 anni, ed è ella che rende questa città piena di luce e di colori; è lei che fa brillare le stelle nelle notti serene. Lei, la vergine, la donna, non muore mai, lei è l&#8217; amore, Napoli è la città dell&#8217; amore.</p>
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		<title>Napoli: terra delle sirene, quarta parte</title>
		<link>http://www.napoliarteculturaebellezza.com/2008/07/napoli-terra-delle-sirene-quarta-parte/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 14:22:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benvenuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel sottosuolo della città si svolgevano i riti iniziatici in onore della dea Iside, dove si incontrava la statua della dea a grandezza naturale con ai suoi piedi la scritta: nessun mortale sollevò mai il mio velo. 
A questo punto l&#8217; iniziato cominciava tutto un percorso che era costituito da una settimana di silenzio, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel sottosuolo della città si svolgevano i riti iniziatici in onore della dea Iside, dove si incontrava la statua della dea a grandezza naturale con ai suoi piedi la scritta: nessun mortale sollevò mai il mio velo. </p>
<p>A questo punto l&#8217; iniziato cominciava tutto un percorso che era costituito da una settimana di silenzio, di lavori umili, poi, veniva portato da 2 assistenti per ambienti oscuri, angusti.<br />
Un lungo viaggio nel buio fin quando alla fine un mago apriva la grata e faceva accedere l&#8217; aspirante in una galleria dove si trovavano le sacre scritture.</p>
<p>Qui i simboli, l&#8217; alfabeto delle scienze occulte, i principi assoluti, le chiavi universali che diventavano la fonte di ogni sapere e di ogni potere. Dopo questo, l&#8217; iniziato veniva sottoposto alla prova del fuoco, alla prova dell&#8217; acqua, e infine alla prova della coppa della felicità, ossia la sfida con se stesso, con i proprio limiti e i propri demoni, rappresentati dalla tentazione di una seducente ancella avvolta in un velo purpureo trasparente. </p>
<p>Un altra figura leggendaria dell&#8217; antico Egitto, fù quella di Ermete Trismegisto, ossia il Dio Thot.<br />
Verso il 2000 a. C. l&#8217; Egitto fù invaso da popoli nemici, ma le antiche tradizioni sapienzali nascoste nei santuari, sopravvissero agli invasori.</p>
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		<title>Napoli: terra delle sirene, terza parte.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 13:57:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un altro culto, era quello dedicato a Ebone, ossia, sicuramente Dionisio, ai quali riti partecipavano solo gli iniziati. Ricordiamo a tale proposito, i bellissimi affreschi nella &#8220;Villa dei Misteri&#8221; a Pompei che raffigurano il rituale iniziatico.
Nella comunità Dionisiaca, un ruolo fondamentale era svolto dalle donne a cominciare dalla prima sacerdotessa del Dio: Tya. Molto importanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un altro culto, era quello dedicato a Ebone, ossia, sicuramente Dionisio, ai quali riti partecipavano solo gli iniziati. Ricordiamo a tale proposito, i bellissimi affreschi nella &#8220;Villa dei Misteri&#8221; a Pompei che raffigurano il rituale iniziatico.</p>
<p>Nella comunità Dionisiaca, un ruolo fondamentale era svolto dalle donne a cominciare dalla prima sacerdotessa del Dio: Tya. Molto importanti erano anche le danze, il canto, la musica, il raggiungimento dell&#8217; estasi.</p>
<p>Il sacrificio annuale di un animale, processioni erotiche, ovvero il forte legame con la sessualità, che hanno originato poi rappresentazioni teatrali come la commedia, la tragedia. </p>
<p>Cominciando lungo il Decumano Inferiore, ossia nella zona detta Spaccanapoli, troviamo la statua del Dio Nilo. Questo perchè, nel I secolo a. C. una grande colonia proveniente da Alessandria si sistemo in quest&#8217; aria, portando con se tutte le antiche culture, credenze, religione, immensa sapienza.</p>
<p>Ecco che questa zona di Napoli diventò un vero e proprio quartiere Egiziano.<br />
A Napoli fecero la loro apparizione molte divinità Egizie, come Iside accompagnata dal fratello-marito Osiride, dal figlio Horo, e soprattutto dai suoi celebri misteri. </p>
<p>Con i culti Egizi giungono a Napoli anche antichi insegnamenti e dottrine segrete, tramandate da generazione in generazione.</p>
<p>I più sapienti tra i greci come Solone, Talete, Platone, Eudosso, Pitagora, Licurgo, vennero in Egitto e si incontrarono con i sacerdoti, rimanendo profondamente ammirati dalla sapienza di questi uomini.<br />
Per gli antichi Egiziani, tutto è vita, e l&#8217; uomo come ogni particella vivente è il risultato di un gioco di forze. Tali forze possono essere subite dall&#8217; uomo oppure identificate.</p>
<p>Anche la magia riveste un ruolo importante infatti viene considerata una scienza esatta, destinata alla preservazione del Mondo.</p>
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		<title>Napoli: terra delle sirene, seconda parte.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 13:37:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di molte altre divinità femminili si parlerà e con loro dei primi culti misterici.
Cominciamo da Demetra, o Cerere,e dei culti misterici a lei dedicati.
Tali rituali erano tenuti segreti, la promessa di salvezza per gli iniziati è garantita dl mito di una divinità che muore e rinasce e con la quale ci si identifica.
All&#8217; origine di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di molte altre divinità femminili si parlerà e con loro dei primi culti misterici.<br />
Cominciamo da Demetra, o Cerere,e dei culti misterici a lei dedicati.<br />
Tali rituali erano tenuti segreti, la promessa di salvezza per gli iniziati è garantita dl mito di una divinità che muore e rinasce e con la quale ci si identifica.</p>
<p>All&#8217; origine di tali misteri, c&#8217;è il mito Persefone e di sua madre Demetra. La leggenda vuole che, Persefone viene rapita da Ade e trasportata nell&#8217; Averno. Da qui iniziano le ricerche della madre, che si fermano a Eleosi, dove conobbe il Re Celeo e i suoi figli, ad uno dei quali donò il primo chicco di grano rivelando così agli uomini l&#8217; arte dell&#8217; agricoltura.</p>
<p>Zeus porrà fine alle sofferenze di Demetra inviando Hermes negli inferi a riprendere Persefone; la ragazza però aveva mangiato il melograno sacro, legandosi così per la vita la regno dei morti.<br />
Da allora Persefone divide metà dell&#8217; anno con la madre, e l&#8217; altra metà con il suo sposo sotto terra. I riti in nome della Dea consistevano in una prima parte (piccoli misteri) basata su una purificazione, l&#8217; iserimento nella comunità, e aveva luogo in primavera.</p>
<p>L&#8217; altra (grande misteri) consisteva nella consacrazione definitiva, e aveva luogo in Autunno.<br />
Oltre a questi riti segreti in onore della Dea si celebravano feste popolari. Molto probabilmente la collocazione del Tempio dedicato a Cerere, corrisponde alla chiesa di San Gregorio Armeno, dove sono state ritrovate colonne, tavole marmoree e un basso rilievo.</p>
<p>Al Tempio di Cerere, quasi sicuramente era attaccata una casa di donne, le cosiddette sacerdotesse napoletane, molto famose, le quali appartenevano alle famiglie più importanti della città.</p>
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		<title>Napoli: terra delle sirene, prima parte.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 13:34:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benvenuti]]></category>
		<category><![CDATA[terre di sirene]]></category>

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		<description><![CDATA[I primi coloni greci provenienti da Rodi, sbarcati sull&#8217; isolotto di Megaris, crearono il primo insediamento urbano, tra il promontorio di Monte Echia e la foce del Sebeto. Ed è proprio vicino a quella foce, si vuole che i viaggiatori proveniente dall&#8217; Egeo, abbiamo trovato altre genti, e il culto di una sirena che avrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I primi coloni greci provenienti da Rodi, sbarcati sull&#8217; isolotto di Megaris, crearono il primo insediamento urbano, tra il promontorio di Monte Echia e la foce del Sebeto. Ed è proprio vicino a quella foce, si vuole che i viaggiatori proveniente dall&#8217; Egeo, abbiamo trovato altre genti, e il culto di una sirena che avrebbe dato il nome alla città, Parthenope.</p>
<p>Il primo testo che ci ha tramandato il racconto delle sirene è stato l&#8217; Odissea; dove si narra che le sirene del beffate da Ulisse si suicidarono e il corpo di una di esse, Parthenope, fù trasportata dalla corrente sulle sponde dell&#8217; isolotto.</p>
<p>Un altra versione della legenda, invece, narra di Parthenope, una fanciulla che aveva fatto voto di castità; ma poi si era innamorata di Metioco, e per punire la propria passione si taglia i capelli e va in esilio in Campania, dove si consacra a Dionisio; qui Afrodite, ingelosita, la trasforma in sirena.</p>
<p>Ma esistono, anche tante altre leggende sulle sirene; come quelle che vengono da Licofrone e da Karoly Kerènyi. Qui si narra che le sirene erano compagne della regina degli inferi, figlie della profondità, mandate da Persefone su questa terra a ricevere coloro che arrivavano presso la regina, incantarli con i dolci suoni della loro mucica e del loro canto.</p>
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		<title>La Napoli solidale di una volta non esiste più!</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jun 2008 09:56:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[pulcinella]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal racconto di Pietro Gargano si capisce che la Napoli di un tempo, quella che si prestava in tutte le situazioni di difficoltà non c&#8217;è più. Leggete con attenzione questo sfogo e riflettete su tutto ciò che sta accadendo a Napoli, ma non solo, anche in Italia e nel resto del Mondo.
Il cuore di Napoli? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal racconto di Pietro Gargano si capisce che la Napoli di un tempo, quella che si prestava in tutte le situazioni di difficoltà non c&#8217;è più. Leggete con attenzione questo sfogo e riflettete su tutto ciò che sta accadendo a Napoli, ma non solo, anche in Italia e nel resto del Mondo.</p>
<p><strong>Il cuore di Napoli? Pulcinella è morto da tempo. </strong></p>
<p><strong></strong><br />
<strong>Una lettera al Mattino</strong>, i ricordi, internet che ti fa conoscere tutto e dar fastidio a tutti (non me ne voglia), a volte si viola anche la privacy; la pretesa che, se anche dai fastidio, qualcuno ti legga. Auguro all’avvocato Ciannella &#8211; caduto e non soccorso in una stazione della metropolitana &#8211; che la triste avventura si sia conclusa bene, come la mia tanti anni fa.</p>
<p><strong>Avantieri. Febbraio 1967</strong>, bus della circumvesuviana. Altezza dei contenitori di benzina, dove oggi c’è lo svincolo del porto dall’autostrada Napoli-Pompei. Capitombolo, sotto. Ruote all’aria, imperiale a terra. 18 morti e 30 feriti. Gara di solidarietà. Fui trasportato, con una 600 multipla, al Loreto Mare (tutti fermi, era l’ora del cambio turno) da commercianti (i fratelli Manfredini) che erano sul luogo del disastro. Rientravano a casa dopo una giornata di lavoro.</p>
<p><strong>L’umanità e la solidarietà</strong> erano più che vivi. Vennero anche dopo, in ospedale. Grazie, sempre. Altri tempi, altre sensibilità, altre disponibilità. C’era il gran cuore della vera Napoli. Riuscii a laurearmi, in ingegneria ed entrai nella scuola di un’area disastrata. Impegni assunti: nel distretto scolastico, nella scuola (comitato di valutazione, docente di corsi di recupero, nella valutazioni dei lavori Ipsia sud). Sono scappato. Anche negli esponenti della scuola entra il dna utilitaristico: si fa qualcosa se c’è tornaconto.</p>
<p><strong>Ho battagliato in soccorso</strong> dell’allievo di un’area a rischio: evitare che subisse furto di ore di lezioni, che si pagassero docenti senza prestazione lavorativa (il preside abrogava ore di lezioni curriculari senza recuperarle, si disattendevano regole e leggi), evitare che si tacciassero i docenti in compagnia dei ministri e dal dirigente scolastico di essere inetti, «predicano male e razzolano peggio», firmano «formale documentazione» e via dicendo.</p>
<p><strong>Per allievi e genitori</strong> di un’area a rischio, il discredito dell’autorità non è una cosa buona. Per il docente si creano le premesse del bullismo. Per i ministri, la delegittimazione. A volte il dolore morale è più forte di quello fisico, particolarmente se c’è l’indifferenza dell’istituzione. «’O pesce fète d’ ’a capa», non ti rassegni a una squallida realtà.</p>
<p><strong>Avantieri e l’altro ieri</strong> si mettevano a disposizione il tempo e tutto ciò che si aveva. L’umanità, la condivisione, la solidarietà superavano tutte le remore. Il prossimo oggi è percepito comunque come colui che crea solo rogne. È meglio defilarsi, voltare la faccia. Il cuore di Napoli è finito sepolto sotto un cumulo di rifiuti o di egoistici interessi? Siamo proprio messi male.</p>
<p><strong>Senza generalizzare</strong>, ma i valori sono proprio morti? Sembra proprio di sì, se ne parla molto, si opera poco e male. Ugo Finelli &#8211; POMPEI (NA) * * * Qualche anno fa parlavo con un regista napoletano dell’immagine iconografica di Napoli nel mondo. Convenimmo che la sfogliatella, il cielo azzurro, ’o sole e Pulcinella siano morti quando lui nasceva. Aveva ragione! Basta con il gran cuore di Napoli, la solidarietà, l’amore per la gente. Niente di più falso, niente, proprio niente.</p>
<p><strong>La fuga dei rom</strong> dai loro accampamenti ne sono la prova. Capisco i problemi di convivenza della popolazione di Ponticelli con le comunità rom, ma dare alle fiamme gli accampamenti, mentre carovane d’apecar carichi di masserizie e un’umanità disgraziata abbandonano i campi, è un’immagine balcanica che non credevo di dovere vede qui a Napoli, ’o paese d’ ’o sole. Pulcinella è morto. O forse non è mai nato, proprio come mi diceva Antonio C., regista napoletano. Federico Torre &#8211; NAPOLI La vicenda dell’avvocato Ciannella, lasciato solo in una stazione del metrò con la gamba spaccata; l’assalto agghiacciante al campo rom di Ponticelli e i temi dei bambini del quartiere, che lo giustificano, sono colpi durissimi. E non i soli.</p>
<p><strong>Questa Napoli</strong> che esce dalle cronache è una città incattività ed egoista. Ma, insisto a costo di insulti, non è la sola Napoli. Il problema è che si sta incarognendo il mondo, e con esso l’Italia: gli episodi di Roma, l’attacco al negozio del cingalese, l’aggressione al giornalista gay, le sprangate alla Sapienza, sono i segni del riemergere di una cultura fascista, (che tale resta anche se uno dei responsabili dell’aggressione di Roma si è dichiarato di sinistra) contraria a ogni diversità, che ci illudevamo di aver lasciato alle spalle.</p>
<p>Per giunta, non c’è più uno sfogo parlamentare, giacché sia la destra sia la sinistra radicali sono fuori. Per giunta, la prima cosa cosa che dicono i tg è «la mancanza di un movente politico». Il tempo solidale rievocato dal professore Finelli è troppo lontano e perfino la scuola si trova coinvolta nel ciclone.</p>
<p>PIETRO GARGANO<br />
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		<title>Napolifilmfestival 2008</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jun 2008 09:20:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Napolifilmfestival 2008]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Napolifilmfestival si prepara ad aprire i battenti a Castel Sant’Elmo, fortezza medievale che domina la città e che dal 6 al 16 giugno si trasformerà in casa del cinema per la rassegna diretta da Davide Azzolini e Mario Violini. Una nuova sede che offrirà scenari di grande fascino alla kermesse cinematografica: le proiezioni si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="float: left; margin: 10px;" src="http://www.napoliarteculturaebellezza.com/blog_napoli/img/santelmo.jpg" alt="Castel S. Elmo" width="300" height="225" />Il <strong>Napolifilmfestival</strong> si prepara ad aprire i battenti a <a href="http://www.napoliarteculturaebellezza.com/?p=37">Castel Sant’Elmo</a>, fortezza medievale che domina la città e che dal 6 al 16 giugno si trasformerà in casa del cinema per la rassegna diretta da <strong>Davide Azzolini e Mario Violini</strong>. Una nuova sede che offrirà scenari di grande fascino alla kermesse cinematografica: le proiezioni si svolgeranno nel grande auditorium e in antiche sale del castello che per l’occasione si trasformeranno in moderni cinema.</p>
<p>Le novità riguardano anche il programma di questa decima edizione: al via il concorso &#8220;<strong>Nuovo Cinema Italia</strong>&#8220;, una sezione competitiva riservata alle produzioni italiane indipendenti e a basso budget che rischiano di non arrivare in sala, dopo il successo de “Il vento fa il suo giro”, che lo scorso anno vinse la sezione Europa, Mediterraneo e che trovò poi spazi di distribuzione nelle sale napoletane, fino a ricevere cinque nomination ai <strong>David di Donatello</strong>.</p>
<p>Ma il palcoscenico del <strong>Napolifilmfestival</strong> sarà come di consueto ricco dei grandi del cinema internazionali. Quattro i nomi di spicco dell’edizione 2008, a cui saranno dedicati importanti omaggi e retrospettive: <strong>Mario Monicelli, Milos Forman, Willem Dafoe e Toni Servillo</strong>, quest’ultimo di ritorno dal successo internazionale ottenuto al <strong>61° Festival di Cannes</strong>.</p>
<p>Il fiume di cinema del Napolifilmfestival proporrà anche gli altri, consueti concorsi a cominciare dal citato &#8220;<strong>Europa, Mediterraneo</strong>&#8220;, dedicato ai lungometraggi di artisti della sponde europea e di quella nordafricana e mediorientale del bacino; &#8220;<strong>Schermo Napoli Cortometraggi</strong>&#8221; e &#8220;<strong>Schermo Napoli Documentari</strong>&#8220;, dedicati a opere di fiction o documentaristiche girate a Napoli o dirette da registi napoletani.</p>
<p>Per altri aggiornamenti clicca <a href="http://www.napolifilmfestival.com/index.php?lingua=it&amp;p=home" target="_blank">QUI</a></p>
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